I TERRORISTI,DI QUALUNQUE COLORE SIANO,SONO BANDITI,VIGLIACCHI ED ASSASSINI, VANNO FUCILATI SUBITO,PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

PROCESSO A MILANO
Appello alla violenza del br Davanzo
Bagarre in aula, slogan e applausi
L’imputato nel processo alle nuove Brigate Rosse esalta l’attentato contro Roberto Adinolfi. E trova la solidarietà di molti simpatizzanti presenti dentro e fuori il tribunale. L’aula è stata fatta sgomberare. L’allarme di Bersani: “Primi passi di una nuova strategia terroristica”. Poi difende Equitalia e attacca gli evasori: “Siamo sicuri che abbiano diritto a un’ambulanza?”

Allarme terrorismo
MILANO – “Viva la rivoluzione, avanti la rivoluzione, questo è il momento buono”. Così Alfredo Davanzo, uno degli imputati del processo d’appello contro le cosiddette nuove Brigate Rosse, rispondendo alla domanda di un cronista su cosa ne pensasse dell’attentato a Roberto Adinolfi 1, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, gambizzato dagli anarchici del Fai a Genova. Un altro imputato, Vincenzo Sisi, nelle sue dichiarazioni spontanee in aula, aggiunge: “Solo con le armi si sovvertono i poteri, parlo come operaio comunista che ha preso le armi”. Sisi poi annuncia: “Noi rinunciamo alla difesa”, spiegando la revoca del mandato difensivo come “gesto politico”.

Un terzo imputato, Claudio Latino, parla a sua volta di “violenza inevitabile e strategicamente necessaria. Non amiamo la violenza, non abbiamo il gusto romantico della violenza, ma è inevitabile. Nessun gruppo di dominatori nella storia ha mai abbandonato pacificamente il potere”. Latino ha anche invitato “tutte le avanguardie comuniste e operaie ad oranizzarsi”, ottenendo gli applausi del gruppo di giovani antagonisti presenti in aula. “O comunismo o distuzione – ha concluso Latino con la voce rotta dalla commozione – morte all’imperialismo e libertà ai popoli”. Una frase che è stata accolta dai giovani in prima fila con un applauso. Poi alcuni ragazzi tra il pubblico si sono tolti camice e magliette di colore nero e sono rimasti con una maglietta bianca con tracciate alcune lettere rosse che componevano la parola “Solidarietà”. Gli antagonisti hanno anche gridato “liberi tutti, liberi subito” e hanno alzato il pugno chiuso, prima che i giudici li facessero uscire dall’aula. Gli imputati hanno reagito scandendo lo slogan: “Unità operaia, organizzazione, lotta armata per la rivoluzione”.

Le parole del Br Claudio Latino confermano i timori espressi questa mattina a Genova da Pierluigi Bersani nel corso di un incontro con i lavoratori Ansaldo. “Sono in corso in primi passi di una nuova strategia terroristica in forme magari non ancora sperimentate, ma pericolose”, avverte il segretario del Partito democratico. “Bisogna alzare la guardia – aggiunge – il Paese ha già un sacco di guai e non possiamo permetterci un rigurgito di terrore, di violenza e di paura. Serve attenzione da parte di tutti a cominciare dalle forze dell’ordine ma anche dall’opinione pubblica”.

SPECIALE ALLARME TERRORISMO 2

“Tutti quelli che partecipano alla discussione pubblica devono stare attenti alle parole che dicono, ai gesti che fanno, perché questa gente non deve avere dell’acqua in cui nuotare”, ammonisce il leader democratico. “C’è un giro tanta tensione – sottolinea – ci sono problemi sociali enormi e ottime ragioni per essere arrabbiati, ma bisogna stare attenti che strategie terroristiche non trovino terreno fertile”.

Il timore di Bersani sembra essere rivolto in particolare al clima di crescente ostilità nei confronti dei dipendenti di Equitalia. “In Equitalia ci sono impiegati che lavorano, voglio dare loro tutta la mia solidarietà perché si stanno caricando di tensioni e di colpe che non hanno, si pagano troppe tasse in Italia perché c’è troppa poca gente che le paga, si soffre molto nel pagare le tasse perchè non c’è lavoro, miglioriamo pure la riscossione ma ragioniamo così”, sostiene il segretario del Pd che commenta poi con una battuta. “Non c’è solo di fronte il contribuente e lo Stato – agguinge Bersani – c’è contribuente e chi non paga le tasse, chi le paga ha diritto ad avere l’ambulanza quando ne ha bisogno, chi non le paga non sono così sicuro che ne abbia diritto”.
(15 maggio 2012)

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GLI ITALIANI ATTACCANO EQUITALIA

Equitalia/ Scontri a Napoli, schiaffi a Milano. Pacco bomba alla sede di Roma
Venerdì, 11 maggio 2012 – 10:59:00

Manifestazione organizzata da ambienti dei centri sociali, riuniti nella sigla “Realtà di movimento napoletane” contro Equitalia, davanti la sede della società di riscossione di corso Meridionale a Napoli. Dopo i sette suicidi registrati in Campania a causa della crisi, circa 200 persone si sono date appuntamento questa mattina. Un pullman di traverso blocca il traffico sull’arteria viaria. Uno striscione, affisso nel muro davanti l’ingresso principale della sede, recita “Chiudere Equitalia subito”, e manifesti, “Fermiamoli, ora basta!”, “Pignoriamo Equitalia”, tappezzano le facciate dei palazzi vicini. Sul posto forte presenza delle forze dell’ordine, ma al momento non si registrano tensioni. I manifestanti hanno trascinato cassonetti al centro della strada e urlano “Assassini”. Tra le richieste avanzate dai manifestanti, il cui numero cresce, c’e’ quella di chiudere gli uffici di Equitalia oggi per il rispetto di chi si e’ suicidato. Proprio ieri, un piccolo imprenditore di Vico Equense si e’ tolto la vita nel parcheggio del santuario di Pompei dopo aver lasciato una lettera specifica di accuse contro l’agenzia di riscossione.

GLI SCONTRI – Lancio di pietre e carica della polizia Napoli nella manifestazione contro Equitalia. L’ingresso della sede dell’agenzia di riscossione a corso Meridionale e’ sbarrato da tre camionette della polizia e dentro ci sono gli impiegati regolarmente al lavoro e probabilmente cittadini. I manifestanti hanno incendiato alcuni dei cassonetti usati per sbarrare la strada e lanciato secchi di vernice rossa, tentando di entrare negli uffici. Tra i manifestanti c’e’ un giovane ferito alla testa da una manganellata. Al momento i due schieramenti sono fermi. Le forze dell’ordine hanno formato un cordone a circa 50 metri dall’ingresso di Equitalia. Corso Meridonale e’ bloccato e auto e pullman sono incolonnati. Coninua a tratti il lancio di pietre contro gli agenti schierati. questo punto agenti in tenuta antisommossa li hanno spintonati e allontanati. Si sono sentiti anche due esplosioni, forse petardi o bombe carta. Mentre le forze dell’ordine cercavano di aprire un varco al traffico veicolare, e’ iniziato un lancio di pietre contro di loro e un nuovo tentativo di incursione negli uffici. Cosi’ c’e’ stata una carica. Equitalia ha abbassato le saracinesche.

SCRITTE MINATORIE SUI MURI SEDE SCHIO – Proteste conro Equitalia anche nel Veneto. Ieri il blitz dei contri sociali nella sede di Mestre (Venezia) con la costruzione di un muretto per impedire alla gente di entrare, oggi notizie da Schio (VIcenza). Sui muri della sede Equitalia della cittadina sono apparse scritte minatorie come “Infami” o “Io uccido”. Dell’accaduto si sta occupando la Digos.

BUSTA CON POLVERE PIRICA IN SEDE EQUITALIA A ROMA – Una busta con all’interno della polvere pirica e’ stata recapitata intorno alle 11,30 alla sede Equitalia di via Giuseppe Grezar 14. Il plico non presenta alcun tipo di innesco, ne’ fili. Sull’episodio indaga la Digos.

DUE ISPETTORI AGGREDITI DA IMPRENDITORE NEL MILANESE – Due ispettori di Equitalia sono stati aggrediti da un imprenditore a Melegnano, nel milanese. Il fatto e’ avvenuto questa mattina all’interno dello studio di un commercialista. Le vittime sarebbero state colpite con dei calci e sono state medicate al pronto soccorso.

EQUITALIA: “IL SENSAZIONALISMO ALIMENTA LA VIOLENZA” – ‘Il sensazionalismo alimenta la violenza’. Lo afferma Equitalia in una nota, riferendosi agli atti di violenza di queste ore e sostenendo che ‘sono eventi tragici da non spettacolarizzare’ e ‘facili strumentalizzazioni sfociano in vere e proprie guerriglie’

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UN’INFEZIONE TUTTA ITALIANA – MONTI MARIO

QUELLO CHE VIENE TACIUTO PER EVITARE UNA SOMMOSSA

“Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d’un giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale propose l’emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo… che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni.

Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d’acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell’1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. ”

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1768757&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo&titolo

=Lemme+lemme+la+Germania+si+sta+acquistando+la+Sicilia

SI RIPRESENTA, COME UNA “ZECCA” APPASSIONATA DALLA PROPRIA INFEZIONE, NEL 1989 COME “CONSULENTE ESPERTO” DEL MINISTRO DEL BILANCIO CIRINO POMICINO:

“… Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l’Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l’esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 ”

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview

=false&accessMode=FA&id=1747516&codiciTestate=1

ED ORA, SECONDO VOI, DAL NOVEMBRE 2011, CHIAMATO QUASI D’IMPERIO DA “O RE” NAPOLITANO, MONTI MARIO E’ ADVENUTO A NOI QUALE “NUME TUTELARE” DELLA NOSTRA ECONOMIA PER UN NUOVO “CRESCI ITALIA”,
O COME “ACCABADORA NAZIONALE” PER ACCOMPAGNARE NELLA VIA DELL’”EURO SENZA SPERANZA” GLI ULTIMI “SINGULTI” CONVULSI E FERALI DELLA NOSTRA ITALICA DIGNITA’ ED INDIPENDENZA ???

“… In termini di Teoria dei Mass Media, sintetizzata, sarebbe questa la fase due dell’attuale governo italiano, quella succeduta al “decreto salva-Italia”??? Si sono dimenticati di spiegare chi ha salvato chi, come, dove, quando e per quanto) e che il nostro baldo ragionier Mario Monti, a metà gennaio, ebbe la sfrontatezza di definire “la fase della crescita e dello sviluppo”.
Stanno lanciando la moda della “sistematica produzione di falsi”.
Avendo capito di non essere assolutamente in grado né di gestire l’attuale travaglio del paese, né tantomeno sviluppare delle idee creative per il bene comune della nazione, dando fiato all’economia, rilanciando gli investimenti e allargando l’occupazione aprendo il mercato del lavoro, il governo si dedica ormai sistematicamente alla produzione di falsi. Dimostrati e dimostrabili anche da un bambino.”

http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/il-governo-monti-dice-bugie-diffondono.html

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Ora Tocca all’Italia

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VERGOGNE D’ITALIA I PREFETTI DELLA REPUBBLICA AL SERVIZIO DELLE PROSTITUTE

Il Prefetto di Milano e l’Olgettina
appuntamento sprint con parcheggio

Il Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi
Grazie alla raccomandazione di “Papi”, Marysthell ottiene un colloquio con il rappresentante dello Stato. Gian Valerio Lombardi. Tempi rapidissimi e massima deferenza. Compreso l’immancabile “Mi saluti il presidente”. E la ragazza potrà sistemare l’auto in Prefettura”Come sta, signora… Come posso esserle utile?”. E’ (con tutto il rispetto) il macellaio? O il pizzicagnolo?. No, è Gian Valerio Lombardi, nonostante tutto ancora oggi prefetto di Milano. E la signora (sempre con tutto il rispetto) è Marysthell Garcia Polanco, olgettina di complemento tra le più fedeli (e anche le più esose) di “Papi”. Quella a cui Berlusconi non sa mai dire di no anche quando il buon gusto, la discrezione, il senso dello Stato o almeno la decenza esigerebbero maggiore prudenza. Ma Marysthell, da diversi anni in Italia, si è messa in testa di arrivare alla cittadinanza. E quando vuole, chiede. E ottiene.

ASCOLTA L’AUDIO: MARYSTHELL E L’APPUNTAMENTO COL PREFETTO

LEGGI E ASCOLTA TUTTE LE INTERCETTAZIONI

Ottiene, almeno una corsia (e parcheggio) decisamente preferenziale, quella tracciata dal presidente del Consiglio che ai primi di dicembre informa il rappresentante dello Stato nella capitale morale d’Italia che la signora Marysthell Garcia Polanco telefonerà, chiederà cose… E si dovrà aiutarla. Che tutto questo sia accaduto, lo si legge nelle carte processuali e serve da antefatto alla meravigliosa serie di tre telefonate che Repubblica.it pubblica in esclusiva. Meravigliosa perché istruttiva quant’altre mai: uno spaccato di sfascio delle istituzioni in salsa e prosopopea lombarda, condito appunto da un servile “come posso esserle utile?” e da un’immancabile e gioioso “mi saluti il presidente!”. Se i prefetti avessero una prefettizia spina dorsale, almeno qualcuno di loro avrebbe potuto (dovuto) ribellarsi quando questa storia venne fuori e fu raccontata con dovizia di particolari, da tutti i giornali. Non ultimo il fatto che in casa di Marysthell erano stati trovati 12 chili di cocaina e il suo fidanzato era appena stato condannato a otto anni. Questa volta, in più, c’è l’audio che aiuta a capire meglio….

“Posso parlare col Prefetto?”. La prima telefonata risale al 6 dicembre. Il prologo è un dialogo surreale tra Marysthell Polanco (che dice e non dice) e la segretaria del Prefetto (che sa che lei dovrebbe dire, ma non si decide a dire). Farla breve, Marysthell chiede di parlare col Prefetto “personalmente” e la segretaria (che ha ricevuto un preciso input in merito) cerca di capire se questa Garcia Polanco è proprio quella raccomandata dal premier… In cuor suo, forse, la solerte segretaria spera di no e, per questo tergiversa, chiede, indaga. Finché Marysthell sbotta: “… Chiamo da parte del presidente Berlusconi”. Aaahhh, allora tutto cambia e la segretaria si prostra immediatamente mentre l’impegnatissimo (“ha una riunione”) Prefetto, diventa immediatamente disponibilissimo e si precipita, garrulo, al telefono: “Come sta, signora… Come posso esserle utile?”. Marysthell vuole un appuntamento e, con una breve discussione si fissa per giovedì 9 dicembre. Ora, signori, è il 6 dicembre 2010: provate voi, albanesi, romeni, tunisini, senegalesi, ma anche italiani, a farvi ricevere dal Prefettto di Milano nello stretto giro di 72 ore. Potenza dell’aiutino berlusconiano…

“Lei può entrare in macchina”. Trovare un parcheggio nel centro di Milano, oggi, si sa, è impresa disperata. Ci vuole fortuna. E chi più fortunato di un’olgettina raccomandata da “Papi”? La segretaria del Prefetto Lombardi conosce bene le regole del gioco e le ricorda a Marysthell Garcia Polanco in una telefonata del 13 gennaio 2011. E’ senza voce la pubblica impiegata, ma quella poca a disposizione la profonde nello spiegare a Marysthell: “Lo sa, signora, che può entrare in macchina? Non perda tempo a cercare un parcheggio. Lei può entrare in macchina dal Prefetto”.

“Scusi se la disturbo”. Ancora la segretaria di Lombardi e Marysthell. E’ il 17 gennaio, la ragazza ha già avuto un primo appuntamento con Lombardi ai primi di dicembre. Il problema si è rivelato più complesso del previsto. I tempi per la cittadinanza non ci sono perché manca la continuità necessaria di residenza in Italia. La cosa, però, non si è chiusa col primo verdetto negativo e si cerca di costruire un percorso comunque relativamente rapido. La segretaria vuol fissare l’appuntamento per l’indomani: “Alle 12,30 o alle 18,30? Quando preferisce”. Marysthell opta per il tardo pomeriggio. E la funzionaria prefettizia, già che c’è le ricorda la questione del parcheggio: “Lo, sa che può entrare in macchina? Per gli impegni del Prefetto, tutti entrano in macchina”.

http://video.repubblica.it/le-inchieste/e-marysthell-a-decidere-l-ora-dell-appuntamento-col-prefetto/93883/92273


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PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA

Il governo illegittimo del Presidente del Consiglio Monti, era destinato a «passare alla storia» più di quanto non lo sia il decennio berlusconiano appena trascorso. Ciò che, infatti, è avvenuto con il conferimento dell’incarico ad un tecnico prezzolato della Unione Europea al soldo della UE, BCE e del FMI non è stato che un “coup d’état” (COLPO DI STATO ) deciso da «poteri forti» estranei al nostro Paese e guidato dalla complicità di GIORGIO NAPOLITANO

Certo non un Colpo di Stato «alla sudamericana», un golpe, con tanto di ingresso di fucili e militari nell’emiciclo del Parlamento. «Colpo di Stato», del resto, non indica di per sé un rivolgimento violento, quanto un’«esecuzione che precede la sentenza», come lo definì il libertino Naudé, che coniò l’espressione a metà del Seicento.

Cosa significa? E cosa è accaduto in Italia, in questi mesi? Semplicemente quello che tutti sanno ma si ostinano per timore a negare. È accaduto che, con una congiura di palazzo, è stato realizzato un COLPO DI STATO ovvero la transizione incostituzionale dalla Seconda alla Terza repubblica, da un sistema politico bipolare ad un ridimensionamento del potere dell’Assemblea a favore di un gruppo di cospiratori presieduto dal Presidente della Repubblica, dal parlamentarismo ad un presidenzialismo ancora da definire nei suoi contorni istituzionali, ma di fatto già all’opera con questo «governo del presidente». Non vi è infatti alcun dubbio sul fatto che il capo dello Stato da «custode della Costituzione» si è trasformato illegalmente ed arbitrariamente con un golpe in guida politica dello Stato.

Si doveva, ovviamente, iniziare con l’eliminazione di Berlusconi, il quale a dispetto delle apparenze è stato in Italia colui che ha compiuto, e parimenti portato alla sua dissoluzione, il potere parlamentare: mai il nostro Parlamento era stato più potente e, nel contempo, più bloccato. Il rovesciamento di questo potere è cominciato con un tentativo di erosione dall’interno: Gianfranco Fini. Si è poi tentato con l’assalto alla vita privata del capo del Governo, ma anche questo si è rilevato insufficiente. Berlusconi è stato, infine, sconfitto, per una sorta di quelle ironie della storia che sono tutt’altro che infrequenti, sul reale campo dal quale dipendeva: gli affari. Si è puntato alla rovina del fondamento economico del suo potere, attaccando le sue aziende e l’intera economia del Paese con lo spread aumentato ad arte (lo spread è iniziato a salire dai primi giorni di luglio, 244. È poi ridisceso, senza mai tornare ai valori di luglio, ad agosto, 298. Poi non si è più fermato. Punto massimo, la seconda settimana di novembre, 553.

Berlusconi non ha reagito. Giulio Cesare lo avrebbe fatto se, come racconta Svetonio, ai giovani indebitati consigliava: «Per il vostro caso il rimedio è la guerra civile». Ma, se in Cesare – come scrive ancora Svetonio – «c’erano molti Marii» (multos Marios inesse), in Berlusconi ce n’era solo uno, di Mario: Monti.

Monti sapeva benissimo che la cospirazione organizzata dal gruppo straniero di potere di cui lui è la testa di ponte, poteva avere successo solo se lo spread continuava a salire: e infatti lo spread è salito. Ed il «Colpo di Stato» è riuscito. Il potere parlamentare è stato portato al punto in cui si è rovesciato in modo indolore,con il suo stesso consenso. Si è così perfezionato il potere esecutivo, il quale è sorto in modo illegale, parassitario e antidemocratico.

Strane corrispondenze della storia, quando Marx descrive i poteri della Francia di Luigi Filippo, in cui «l’indebitamento dello Stato era l’interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull’orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli”.

Certo, dobbiamo sostituire la parola «borghesia» (in Italia, del resto, c’è mai stata una borghesia?). Finora banchieri e finanzieri (Monti & Company) si erano limitati a governare indirettamente, nascondendosi dietro la maschera della rappresentanza dei politici, oggi hanno preso il posto ufficiale di questi ultimi: sono loro non più a ispirare, ma a governare.

Bisognava però almeno salvare le apparenze. Con un atteggiamento tipico di tutte le «congiure che si ipirano a Catilina», la preoccupazione maggiore di Monti è stata quella di conquistare il potere con mezzi apparentementi legali. In un’opera di Brecht, anche il capo di una banda di gangster comanda ai suoi seguaci: «Il lavoro dev’essere legale». A ben vedere, è tutto già spiegato nel pamphlet avanguardistico del 1931 di Curzio Malaparte, “Tecnica del Colpo di Stato”. Con la repentina nomina a senatore a vita(Paolo Emilio Taviani, nella Prima Repubblica, ci impiegò un anno e mezzo, il tecnico un paio di ore) Monti ha potuto, oltre che garantirsi l’immunità a vita, legittimarsi quale espressione, in qualche modo, della stessa Assemblea. Ed è così che il Parlamento diventa complice necessario del Colpo di Stato: accetta il fatto compiuto, e lo legalizza formalmente. Come nella strategia bonapartista – cito ancora Malaparte – l’«obiettivo tattico» resta la conquista dello Stato attraverso il Parlamento, ossia attraverso la legalità (la farsa, a questo punto, del voto di fiducia, bulgaro, tipico dei regimi totalitari). Deve cadere un’ultima illusione: quella del presunto «stato di necessità» che avrebbe reso indispensabile questo Colpo di Stato, come se si trattasse di una misura per la salus rei publicae (ndr: la salute della cosa pubblica). Come spiegava Malaparte, le circostanze favorevoli al colpo di Stato moderno non sono necessariamente di natura politica o sociale:nell’epoca della tecnica, il colpo di Stato è un problema eminentemente tecnico.

Nel nostro caso, «tecnico» non significa di «tattica insurrezionale », ma che la riuscita di un Colpo di Stato dipende dal coordinamento tecnico di decisioni prese al livello di quei poteri forti invisibili,esterni alla Nazione, impalpabili, ma onnipresenti, che ormai intervengono nella vita dei popoli quando e come vogliono. Nel momento in cui il potere politico si livella su quello finanziario, il Colpo di Stato diventa sempre possibile, e a tal punto facile da realizzarsi che quasi nessuno se n’è reso conto.

Quanto sopra premesso, e tenendo presente:
la gravissima crisi economica, sociale e morale che sta distruggendo il paese, ed affamando il Popolo

il fallimento e l’incapacità della politica nei suoi fini essenziali e l’impossibilità di fermare questo processo degenerativo prodotto anche da parte dell’attuale Governo che illegittimamente si insediava con la complicità ed il tradimento del Capo dello Stato e di tutte le più alte cariche istituzionali compresi i vertici di tutti gruppi politici, giudiziari,banchieri e finanziari, collusi con apparati stranieri e colpevoli di:

ATTENTATO CONTRO L’INTEGRITA’, L’INDIPENDENZA E L’UNITA’ DELLO STATO, ALTO TRADIMENTO,
COSPIRAZIONE AI DANNI DEL POPOLO ITALIANO,
COLLABORAZIONE ED INTELLIGENZA CON POTENZE STRANIERE AL FINE DI LIMITARE LA SOVRANITA’ DELL’ ITALIA E DI RENDERE SCHIAVO Il SUO POPOLO;

Per aver posto in essere diversi atti di un medesimo disegno criminoso, in particolare la reiterata Violazione dell’art. 241 codice penale – Libro Secondo – Dei Delitti in Particolare – Titolo I° – Delitti Contro la Personalità dello Stato – Con attuale flagranza di Reato continuato con permanenza sul Territorio Nazionale ed Estero dal 01- 01- 1958 alla data odierna.
* “”Art 241 c.p. Chiunque compie un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla Sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con la morte.”"

Considerato anche
il costante incremento di gruppi organizzati anarco-insurrezionalisti collegati al gruppo eversivo NOTAV, addestrati e fomentati dai Partiti Politici di sinistra che condurrebbero il Popolo Italiano ad una inevitabile guerra civile;
CHIEDIAMO CHE IL POPOLO ITALANO SI RIAPPROPRI

Della piena Sovranità sull’intero Territorio Nazionale,che non riconosce valido nessun trattato Comunitario,e che non aderisce all’ Unione Europea.

La Nazione del Popolo Italiano non riconosce nessun debito verso la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale

Il debito estero deve essere letteralmente “cancellato” in quanto ritenuto frutto di azioni criminose poste in essere da banchieri, da membri del Governo, e Capi di tutti i partiti politici esistenti che per tale motivo devono essere immediatamente tratti in arresto, e giudicati da un Tribunale Speciale del Popolo.

La Nazione del Popolo Italiano vuole riacquistare la Sovranità Nazionale e monetaria, la stampa, la moneta Nazionale, denominata EURO, producendola in proprio tramite la Zecca di Stato.

“”Per questo, nella tragedia della piccola Italia non vale il detto latino “mors tua, vita mea”, la tua morte è la mia vita. Se il sistema sceglie la strada del suicidio collettivo, non ci saranno superstiti. La fine sarà identica per tutti. Nessuno resterà vivo. Il vertice della Repubblica diventerà una catasta di cadaveri morali.
Quel giorno non potremo dire, citando Cesare Pavese, “verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. La morte della politica avrà uno sguardo che ci fa paura immaginare. Occhi estranei alla democrazia. Occhi gelidi. Occhi da assassino che cerca il sangue.
Giampaolo Pansa
Tratto da Libero.”"

PROGRAMMA PER LA LIBERAZIONE D’ITALIA
1. Noi chiediamo la riunione di tutti gli Italiani in una Grande Italia, in base al diritto
di autodeterminazione dei popoli;
2. Noi chiediamo l’immediata uscita dell’Italia dall’ Unione Europea;
3. Noi chiediamo la libertà di coltivare terra ed allevare bestiame ed esercitare la
pesca per nutrire il nostro popolo;
4. Può essere cittadino dello Stato solo chi sia connazionale. Può essere connazionale
solo chi sia di sangue italiano;
5. Chi non è cittadino dello Stato deve poter vivere in Italia solo in veste di ospite e
deve sottostare alla legislazione che regola il soggiorno degli stranieri;
6. Il diritto di influire sulla condotta e sulle leggi dello Stato può spettare solo al
cittadino. Per questo noi chiediamo che tutte le cariche pubbliche di qualsiasi genere,
possano venire occupate solo da cittadini dello Stato. Noi lottiamo contro il
parlamentarismo corruttore, contro la attribuzione di cariche in base a considerazioni
di partito, senza tenere conto del carattere e delle capacità;
7. Noi chiediamo che lo Stato si impegni ad avere cura in primo luogo di assicurare
lavoro e possibilità di esistenza ai cittadini. Qualora non sia possibile soddisfare le
necessità primarie della popolazione, gli appartenenti ad altre nazionalità (cioè
coloro che non sono cittadini dello Stato) dovranno venire espulsi dal territorio
nazionale;
8. Si dovrà impedire ogni nuova immigrazione di non-italiani. Noi chiediamo che
tutti i non-italiani che sono immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977 vengano
costretti a lasciare immediatamente il territorio nazionale;
9. Tutti i cittadini dello Stato devono possedere eguali diritti ed eguali doveri;
10. Primo dovere di ogni cittadino dello Stato deve essere quello di produrre,
spiritualmente e materialmente. L’attività del singolo non deve urtare contro gli
interessi della comunità, ma deve applicarsi nel quadro della collettività e per il bene
di tutti;
11. Noi chiediamo l’abolizione del reddito ottenuto senza lavoro e senza fatica.
Abolizione della schiavitù dei prestiti ad interesse di banche e finanziare;
12. Considerando l’immane sacrificio di beni e di sangue che ogni guerra chiede al
popolo, l’arricchimento personale per mezzo della guerra mascherata da azioni
umanitarie deve venire dichiarato delitto contro il popolo. Noi chiediamo quindi la
confisca integrale di tutti i profitti provenienti da teatri di zone di guerra;
13. Noi chiediamo la statalizzazione di tutte le imprese associate esistenti, di tutti gli
istituti di credito e finanziarie, di tutte le compagnie telefoniche, di tutte le industrie,
di tutte le aziende di trasporto aeree, ferroviarie e navali;
14. Noi chiediamo la partecipazione dello Stato agli utili delle grandi imprese che
superino un utile netto di 3,5 milioni di euro annui;
15. Noi chiediamo una completa riforma delle previdenze per la vecchiaia;
16. Noi chiediamo che venga creata e conservata una sana classe media; che i grandi
magazzini vengano subito collettivizzati ed affittati a basso prezzo a piccoli
commercianti; che si aiutino tutti i piccoli commercianti mediante le forniture allo
Stato, alle regioni e ai comuni;
17. Noi chiediamo una riforma fondiaria adatta ai nostri bisogni nazionali,
l’emanazione di una legge per l’espropriazione senza indennizzo del suolo per fini di
pubblica utilità, l’abolizione dell’interesse fondiario e il divieto di ogni speculazione
sui terreni;
18. Noi chiediamo la lotta a fondo contro coloro che esplicano attività dannose per
l’interesse della comunità. Coloro che commettono delitti contro il popolo. Gli usurai,
i profittatori , i politicanti. devono essere condannati a morte dallo Stato, senza
distinzione di confessione o di casta;
19. Noi chiediamo che il diritto romano, che serve il mondo materialistico, venga
sostituito da un diritto comune italiano;
20. Lo Stato deve provvedere a una radicale riforma di tutto il nostro sistema di
istruzione popolare, al fine di permettere ad ogni italiano capace ed attivo di
raggiungere un’istruzione superiore e quindi di salire a posti direttivi. I programmi di
studio di tutti gli istituti scolastici devono conformarsi ai bisogni della vita pratica. La
comprensione del concetto di Stato, così come noi lo intendiamo, deve venire diffusa
dalla scuola (istruzione civica) non appena incomincia ad aprirsi l’intelligenza del
fanciullo. Noi chiediamo che i figli di genitori poveri, dotati di particolare
intelligenza, vengano educati a spese dello Stato, senza aver riguardo alla posizione
sociale o alla professione dei genitori.
21. Lo Stato deve provvedere a migliorare la salute pubblica, proteggendo gli anziani,
le madri e i fanciulli, vietando il lavoro giovanile, rafforzando la prestanza fisica
mediante l’istituzione di ginnastica e sport obbligatori, dando il massimo appoggio a
tutte le associazioni che si occupano della educazione fisica della gioventù.
22. Noi chiediamo che venga abolito l’esercito di mestiere e che venga formato un
esercito di popolo.
23. Noi chiediamo la lotta legale contro le menzogne politiche consapevoli e contro
la loro diffusione a mezzo della stampa. Per rendere possibile la creazione di una
stampa italiana, noi chiediamo:
a) che tutti i redattori e collaboratori di giornali pubblicati in lingua italiana debbano
essere connazionali
b) che i giornali non italiani debbano ottenere, per esser pubblicati, una espressa
autorizzazione dello Stato; e che devono venire stampati in lingua italiana;
c) che ogni partecipazione o influenza finanziaria sui giornali italiani da parte di non
italiani venga vietata legalmente, e che la violazione di questa norma venga punita
con la chiusura del giornale e con l’immediata espulsione dall’Italia delle persone
non italiane implicate. I giornali che contrastano con l’interesse della comunità
devono essere vietati. Noi chiediamo la lotta legale contro una organizzazione
artistica e letteraria che esercita un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale, e
chiediamo la chiusura delle istituzioni che violano i principio sopra esposti.
24. Il Partito, come tale, difende la concezione di un cristianesimo positivo,
senza legarsi confessionalmente ad una determinata fede. Esso lotta contro lo spirito
materialista entro noi e fuori di noi, ed è convinto che un durevole risanamento del
nostro popolo può avvenire soltanto dall’interno, sulla base del principio: l’interesse
comune deve prevalere sull’interesse privato.
25. Per attuare tutto questo noi chiediamo che venga creato un forte potere centrale
dello Stato. Incondizionata autorità del Parlamento politico centrale su tutto lo Stato e
sui suoi uffici in genere. Creazione di camere sindacali e professionali per
l’esecuzione nelle singole regioni delle leggi generali emanate dallo Stato.
I Capi del Partito promettono di lottare a fondo, se necessario esponendo la propria
vita, per l’attuazione di questi punti.
E che ciò si avveri con l’aiuto di Dio.

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Non rimaneva alcun’altra possibilità di salvezza, tranne l’intervento dell’esercito . Costantino Kollias

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Coordinatore Nazionale

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Il gazzettino di Reggio

Gazzettino di Reggio 2012 marzo

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TESSERA 2012

TESSERAMENTO 2012

TESSERAMENTO 2012

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